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Categoria: Famiglia Casa Lavoro
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Pubblicato Sabato, 14 Aprile 2012 12:15
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Scritto da Rag. Francesco Andrenacci
Casa in comodato o in uso gratuito ad un famigliare penalizzata con IMU rispetto ad Ici, perchè?
IMU si è detto sostituisce l'Ici ma la nuova imposta che colpisce case, altri fabbricati di civile abitazione, terreni edificabili, edifici rurali strumentali e non, ma pure capannoni industriali e commerciali, stalle, fienili, rimesse attrezzi agricoli ecc.. è molto diversa da ICI.
IMU in realtà comprende IMP Imposta Municipale Propria e TARES tariffa rifiuti e servizi. Con la Municipale Propria le situazioni di disagio e di welfar casalingo vengono penalizzate in modo pesante e i Comuni non potranno rimediare come potevano invece con ICI.
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Casa in uso gratuito al famigliare come si applica la Municipale Propria.
Risposta: quando la casa è concessa in uso gratuito al famigliare, l'uso gratuito è come se non ci fosse, salvo che non sia un diritto reale iscritto in catasto con atto notarile, quindi quasi mai e si paga più che se fosse affittata, analizziamo i casi possibili:
Famigliare non comproprietario:
- Aliquota di Base
- Niente detrazione di 200 euro;
- Niente quoziente famigliare;
Nel caso che il famigliare sia anche comproprietario:
- Aliquota agevolata abitazione principale applicata alla quota di comproprietà;
- Detrazione di 200 euro intera (per i mesi di residenza + abitazione)
- Quoziente famigliare intero (per i mesi di residenza + abitazione)
I Comuni potranno intervenire?
I Comuni non possono intervenire in nessun modo perchè la normativa Ici si applica nella Municipale Propria SOLO SE ESPRESSAMENTE RICHIAMATA e la parte di normativa ici che riguarda il caso non è stata richiamata espressamente perciò i comuni ora non hanno alcun potere di intervenire per sanare la grave penalizzazione della casa in uso gratuito al famigliare che andrà a pagare l'aliquota di base, la più alta di tutte, più alta della aliquota per le case affittate.
Se il famigliare fosse indigente, invalido al 100%, anziano non autosufficiente, con prole numerosa?
Risposta: Non cambia niente, la legge stessa impedisce che i Comuni possano rimediare. Questo può far ravvisare profili di incostituzionalità ma è la normativa che si applica adesso.
Cosa si rischia, come ci si può difendere in sede di contenzioso?
Applicare la normativa come se fosse l'ICI comporta il rischio che dopo alcuni anni, l'Ufficio Tributi del Comune o meglio l'agenzia alla quale il Comune ha affidato l'accertamento e la riscossione dei tributi, trasmetterà ai proprietari o possessori diversi atti di accertamento, uno per ciascun comproprietario e per ciascun anno per riscuotere le maggiori somme accertate.
A dimostrazione della sua pretesa, in un eventuale contezioso in commissione tributaria, l'agenzia sa che può produrre il certificato di residenza del famigliare in uso gratuito come prova provata schiacciante che, secondo loro, c'è stata evasione tributaria. .
In quale sede ci si potrà difendere e quando costa difendersi da una norma palesemente ingiusta?
Ricevuto un accertamento si può presentare all'Ufficio Tributi del Comune una istanza in carta semplice spiegando le proprie ragioni e chiedendo all'Ufficio Tributi di annullare o ridimensionare la pretesa tributaria. l'Ufficio può accogliere in tutto o in parte oppure confermare la sua richiesta.
Inutile dire che chi decide sulla Istanza in autotutela non è il Sindaco o i Dirigenti Comunali ma la stessa agenzia che ha emesso l'accertamento, la prassi è la secca conferma.
Le agenzie di accertamento e riscossione che assistono gli Uffici Tributi dei comuni italiani guadagano i compensi in percentuale sull'incassato ma pure con altre tariffe correlate al contenzioso, per le agenzie quindi è SEMPRE conveniente portare le singole cause tributarie fino alle massime istanze, anche per poche decine di euro. La pratica insegna che quando ci sono queste agenzie, difendersi in sede di Commissione Tributaria costa molto più che accettare l'ingiustizia di pagare subito quando l'importo non supera i 3 mila euro.
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